Descrizione
Alcide ha quarant’anni, a volte dorme ancora con sua madre, prende sette pasticche al giorno (cinque la mattina e due dopo cena), ed ? considerato ?un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido?. ? un essere umano ?difettoso? tra i tanti, ma i suoi difetti stanno tutti dentro quattro pagine di diagnosi controfirmate da uno dei pi? famosi psichiatri italiani: ?disturbo bipolare?, ?spettro dell’autismo?, ?dissociazione dell’io?, ?antipsicotici?, ?pensieri di mancata autoconservazione?… Dal suo esilio in una cittadina dell’Abruzzo, dove ogni cosa sembra da sempre uguale a s? stessa, Alcide ci racconta il tempo melmoso delle sue giornate. Le ore in spiaggia, o a sfinirsi in palestra, dove va per riguadagnare in muscoli quello che ha perso in lucidit? mentale. Soprattutto ci racconta ? con tutta la chimica che ha in testa ? cosa accade quando l’equilibrio psichico s’incrina: l’innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un’attesa non ? mai davvero fermo, perch? ? l? che arrivano i pensieri. Nel suo resoconto si alternano momenti di un ?prima? a Milano, la citt? che da sola sembrava poterlo tenere in vita, e di un ?prima ancora?, un’infanzia in cui tutto faceva gi? troppo male ma a salvarlo c’erano la nonna, la bicicletta, tutto uno zoo di animaletti di campagna. Nel presente, invece, c’? la vita con sua madre, che ? insieme origine, scandaglio e unico argine possibile delle sue psicosi. E poi c’? l’ossessione per le parole: la ricerca quotidiana in biblioteca, nei dizionari, nei libri, dei termini esatti, che sappiano ridurre l’irriducibile, nominare l’innominabile. Questa ? la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque.




